martedì 17 novembre 2009

21 IL GUADO

Gdraddict: "A Livinston queste cose succedevano?"
Partiamo sotto una pioggia battente che rende tutto estremamente fangoso. Drevlin cerca in continuazione di ripulirsi i vestiti con la sua mano magica, con effetti piuttosto deludenti...
Facciamo la solita tappa all’Ospizio e poi ci dirigiamo alle miniere. Questa volta guadare il fiume rappresenta un bel problema: i giorni di pioggia hanno reso la corrente impetuosa e scivolare nell’acqua potrebbe risultare fatale. Le discussioni sul da farsi si protraggono a lungo, fin troppo a lungo. L’ideale sarebbe aiutarsi con delle corde, il problema è come portarne e fissarne una sull’altra riva. Alla fine facciamo provare Ed-widge, che dopo un paio di tentativi sembra riuscire nell’intento. Tagliamo la corda di Lee e ci facciamo delle imbragature come meglio possiamo per evitare di cadere. Lorcan va per primo e passa indenne. Poi è il turno di Drevlin, la corda non è fissata bene e cede ma il mago riesce a non perdere l’equilibrio, grazie anche al bardo che trattiene la corda, e arriva di là. Sistemato di nuovo l’appiglio, passo io. Avanzo leggera e con cautela, ma nel bel mezzo del fiume scivolo rischiando di cadere. Ma porca miseria! Riesco a rimettermi in piedi ma solo per riperdere l’equilibrio subito dopo: l’imbragatura non tiene e cado in acqua. O merda! Sbatto malamente su un sasso e grido per il dolore alle costole… la bocca si riempie d’acqua, non c’è aria per respirare. Sento le unghie di Malik nella schiena, è terrorizzato. Ti prego piccolo, non mollare la presa! Devo tenermi a galla, ARIA… Un’altra botta alla spalla. Devo fermarmi dannazione! Devo!… Sento un tonfo poco distante. La verga! Potrei ancorarmi con quella… Incredibilmente funziona, anche se quasi mi slogo un polso: il bastone si incastra in modo precario tra due massi. Pochi attimi dopo un braccio mi afferra trascinandomi verso una grossa pietra piatta che emerge dalla corrente. È Lorcan! Si è buttato per aiutarmi! Riusciamo a issarci all’asciutto, i polmoni fanno male e continuo a tossire. Malik è rimasto saldamente ancorato al cappuccio e sta bene, anche se fradicio. Sono sorpresa, davvero, il bardo è sempre molto attento alla propria incolumità, eppure si è gettato nella corrente per venire a salvare me. Me! Non mi sopporta neanche! Lo ringrazio, di tutto cuore, provocando la solita risposta scontrosa. Drevlin ci lancia una corda e con quella arriviamo finalmente dall’altra parte del fiume. Anche il mago è sorpreso dal gesto del bardo, lo leggo nei suoi occhi. Non l’ha fatto per “me”, l’ha fatto per istinto. Si è tuffato senza pensarci, a rischio della vita. Perché? Ora sembra quasi scocciato per questo…
Lee e Ulrik attraversano senza incidenti, riuscendo a portare con loro anche le cavalcature. Ma tu pensa, Ulrik ha l’agilità di un menhir e se la cava meglio di me!
Ci risistemiamo alla meglio e proseguiamo il cammino. Ormai la strada la conosciamo… Il resto del viaggio non riserva brutte sorprese, con Drevlin che ci urla di mettersi “a uovo” ogni volta si intraveda traccia di nuvoloni scuri. Ci accampiamo quando scende il buio e ripartiamo all’alba, alla pioggia si sostituisce la neve. Abbiamo un incontro poco amichevole con due orsi che ancora non si sono decisi al letargo: uno riesce anche ad afferrare Lee e devo fare da esca perché lo lasci. Alla fine i nostri combattenti hanno la meglio e il viaggio continua abbastanza tranquillo. Fa male passare oltre il luogo dove abbiamo tumulato Arahael, constatare che la valanga non ha lasciato traccia della sua presenza. È tornato alla montagna. Eppure la distesa bianca intorno a noi ha una bellezza che non ho mai immaginato, di cui i sogni non mi hanno parlato, tanto che in altre circostanze rimarrei incantata a contemplarla. Io che vengo dal caldo, dai margini del deserto, come posso provare questa empatia per il candido silenzio che mi circonda? Forse è per il senso di pace che trasuda, per l’intima sensazione di appartenere a questo infinito incontaminato, rovinato solo dalla nostra concreta presenza.
Penso spesso anche al salvataggio di Lorcan, e al perché si sia ubriacato quella notte a Nevimorte. Vorrei capire di più quest’uomo, riuscire a sciogliere le contraddizioni che ci impediscono di vederlo per quello che è.
Finalmente raggiungiamo le miniere. Lasciamo il cavallo e il mulo riparati nei resti di una baracca dei nani minatori e poi entriamo. C’è un largo pozzo, con una catena legata a una carrucola che permette di scendere e salire. Lorcan dice che è sicura e si cala per primo. Lo seguiamo tutti nella cavità scura, che Drevlin illumina con le sue luci danzanti. Quelle truzze… Lorcan srotola una mappa. L’ha disegnata quando è stato qui circa un anno fa. Usa la scurovisione, adesso comincio a capire un paio di cosette! Ci indica le zone “sicure”, e dove secondo lui sono ancora gli adepti di Shar. C’è un’ampia stanza che fungeva da tempio del culto, forse è il caso di visitarla per prima. Appena ci inoltriamo nel sotterraneo però due ghiottoni crudeli ci attaccano. Colpiscono duro, molto duro… Uso un indebolimento per proteggere Ulrik e Lee in prima fila; il combattimento è serrato, ma grazie anche al sostegno della magia riusciamo ad uccidere le due bestie. Ulrik e Lee hanno qualche brutta ferita, che gli incantesimi del monaco però risanano completamente.

sabato 14 novembre 2009

20 VALANGA

Gdraddict: "Il cane è il migliore amico dell'uomo, ma non del monaco"
Lorcan spinge per ridiscendere subito, finché c’è un po’ di luce, per evitare che altri animali ci attacchino. Significherebbe abbandonare il corpo di Arahael esposto agli elementi… non esiste!
Stuck ulula disperato senza lasciarsi avvicinare e fugge nel bosco. Io e Lee iniziamo a tumulare il corpo sotto una neve leggera; Drevlin si unisce presto a noi, borbottando tra i denti e lanciando sassi dall’alto con un po’ troppa veemenza… Fatico a trattenere le lacrime. Ma che gli sarà preso per commettere un’imprudenza simile! Forse mi avrà visto in pericolo, avrà valutato male le mie condizioni o pensava di colpire la bestia senza problemi… Sta a vedere che in fondo è colpa mia! Aveva tutto il tempo di bere una pozione, io ero ancora in grado di difendermi. Perché, perché è stato così avventato!
Quando finiamo il nostro triste lavoro è quasi buio, con grande disappunto del bardo. L’unica cosa che possiamo fare è sistemarci dietro un costone che ci ripari dal vento gelido del nord e cercare di riposare. I sogni agitati e confusi vengono interrotti bruscamente all’alba da Drevlin che mi sveglia perché sente uno strano rombo sordo in avvicinamento. Il rumore c’è, ma non capisco cosa sia… osservo verso l’alto mentre gli altri svegliano anche Lee: una parete scura della montagna si copre di bianco. Il cagnolino si dà alla fuga, un attimo dopo il monaco urla: “Valangaaaa! Seguite il cane!” Trasciniamo Lee con noi correndo a precipizio, giusto il tempo di arraffare gli zaini. La valanga ci raggiunge. Bianco, buio, rotoloni, neve che preme sul volto, sassi, ancora rotoloni, suoni ovattati, un dolore bruciante a una spalla… alla fine mi ritrovo semisepolta dalla neve, ma respiro. Malik riemerge poco distante da me, molto scocciato per essersi bagnato. Mi guardo in giro per cercare gli altri, e li vedo tutti agitarsi lì vicino per rimettersi in piedi. Meno male! Ora però il paesaggio è completamente diverso, tornare a valle senza perdersi sarà ancora più complicato. Ci guardiamo intorno fradici e sconsolati, cercando un indizio. Aspetta… quell’albero che sbuca dalla neve con la punta storta e le foglie di quel colore strano, e quel roccione lì di fianco… ma sì, me li ricordo bene, siamo passati di qui all’andata! Drevlin mi guarda come fossi uscita di senno: “Ma piantala!” - “Ti dico che ci siamo passati, ne sono sicura!” Sembrano dubbiosi, ma alla fine li convinco. Mi incammino davanti per guid…ooops! Malik salta fuori con tempismo perfetto, io mi ritrovo completamente sprofondata nella neve. Conosco l’espressione sul viso del bardo senza nemmeno bisogno di guardarlo. Facendo più attenzione, scendiamo il primo costone; riesco di nuovo a individuare la direzione da prendere, ma mentre studio il paesaggio intravedo un paio di corna tra un cespuglio… che non sembrerebbero così strane se non fossero piantate su un volto praticamente umano. Resto lì impalata a fissarlo quando l’essere esce allo scoperto e ci saluta amabilmente. Non ho mai visto niente del genere in tutta la mia vita, e, a giudicare dalla loro espressione, nemmeno i miei compagni. È una specie di centauro, però metà uomo e metà cervo, tutto ricoperto di un morbido pelo corto. Si presenta come Quattrofrecce, e vedendo che l’espressione sbalordita dei nostri volti non muta di una virgola, aggiunge di essere allievo di Cinquepunte, convinto che questo nome spieghi tutto. Non è così, ma il bardo si ricorda che questi è un druido piuttosto famoso in zona. Certo non immaginava avesse un aspetto simile… Quattrofrecce ci guida per il resto della discesa e ci fa compagnia quando ci accampiamo, invitando il bardo a suonare per lui. Ci saluta al guado del fiume, che attraversiamo senza particolari problemi, a parte un tuffo fuori programma di Lorcan. Mi sento magnanima, faccio finta di nulla.
Ormai in vista dell’ospizio, sul sentiero troviamo un cavaliere in armatura, affiancato da un grosso ed elegante cavallo nero bardato di tutto punto. L’uomo è chinato ad accarezzare il cagnolino di Lee. Ci scruta, come fanno tutti, incuriosito e sorpreso. Si presenta come sir Ulrik Valakar, Cavaliere Errante di Silverymoon, usando un linguaggio ricercato e un tono solenne. È un uomo veramente imponente, sfiora i 2 metri di statura, e i suoi occhi chiari contrastano con i capelli neri. Al solito, vuole sapere da dove veniamo e al solito non ha la più pallida idea di dove sia. Fissa insistentemente Lee, tanto che se lui potesse accorgersene ne sarebbe imbarazzato. Lorcan lo apostrofa se per caso non abbia mai visto un cieco, allora lui si avvicina al monaco e gli domanda cosa sa dei “servitori oscuri della luce”. All’espressione interrogativa di Lee, il cavaliere spiega che un sogno inviatogli da Selune l’ha spinto a cercare la “guida cieca” e questi servitori. Faccio notare al monaco in halruano, anzi, in celestiale, che la cosa potrebbe anche avere senso… Lee concorda che forse potremmo essere quelli che il cavaliere sta cercando, ed entriamo con lui all’ospizio, destando uno certo stupore tra i nani. Evidentemente non avevano scommesso che a non tornare sarebbe stato il ramingo… Anche Lorcan intasca dei soldi! Non ci posso credere!
Drevlin parla con la badessa e poi torniamo a Nevimorte per riequipaggiarci, visto che sotto la valanga abbiamo perso giacigli e racchette. Accompagno Drevlin a fare lo scambio di incantesimi con il mago ubriacone: Drevlin è permaloso ed è subito piuttosto aggressivo (per questo sono con lui), ma basta poco per chiarire l’equivoco e tutto prosegue liscio. Poi passo dall’halfling ladro e riesco a non scucirgli un soldo per la merce, anche se mi rifila materiale scadente. Comunque aveva già spennato Ulrik con il mulo e probabilmente anche Lorcan…
La sera in taverna mentre discutiamo sul da farsi, tramite un bigliettino Lorcan ci comunica che il nipote della signora che vende pozioni è seduto dietro di noi e ci sta ascoltando ed è un seguace di Shar. La cosa lascia un po’ perplessi Drevlin e Ulrik, che vorrebbero delle prove concrete. Il ragazzo nel frattempo esce dalla taverna, dopo pochi secondi Lorcan ed io lo seguiamo però lo perdiamo. Rientrati, sentite le nostre intenzioni di partire domani mattina, il bardo si scalda dicendo che non possiamo perdere tempo, che dobbiamo agire in fretta e via dicendo. Se sapesse com’è finita l’ultima nostra spedizione notturna… Quando ricomincia a dare ordini un po’ mi scoccio e gli chiedo perché non si muove lui, invece di continuare a prendersela con noi. Lui piccato risponde che la missione è nostra: appunto! È nostra, e quindi le decisioni spettano a noi!
Lui si offende a morte e se ne va visibilmente contrariato.
Cavolo! Si è infilato di straforo nel gruppo senza che nessuno gli avesse chiesto nulla; dice di aiutarci per motivi personali che non sono mai stati meglio definiti; fa il misterioso e ci nasconde dove va e cosa fa; mi mette a disagio (e non sono l’unica!); non sappiamo cosa voglia esattamente da noi né quanto possiamo fidarci di lui – che intasca soldi perché torniamo in meno di quanti siamo partiti!-, e lui pretende che noi, solo perché è del luogo e ha il doppio dei nostri anni, facciamo quello che dice senza discutere e prendiamo per oro colato ogni sua parola. Mi sembra un tantino pretenzioso!! Posso capire che lui si senta un po’ “frustrato” se animato da buone intenzioni, ma dovrebbe provare a mettersi nei nostri panni, una volta tanto, e cambiare atteggiamento. Perché dovremmo fidarci di lui? La smetta di trattarci come dei mentecatti e rifletta su questo.
Il mattino dopo, all’alba, Lorcan si presenta all’appuntamento con gli evidenti postumi di una sbronza colossale. È ridotto proprio male: dev’essere uno dalla cioca triste… fa quasi tenerezza. Quasi. Prima ha una fretta tremenda di partire e poi si presenta in questo stato! Mi preoccupo di rimetterlo in sesto mentre gli altri vanno a parlare col paladino. La morte di Arahael è una notizia dolorosa anche per lui. Non dà molto credito invece alle accuse del bardo sul nipote della signora che vende pozioni. Non si fida molto di Lorcan, perché non sa praticamente nulla di lui.

martedì 10 novembre 2009

19 DESTINO AVVERSO

Gdraddict: "Travolti da un insolito destino... decisamente non nell'azzurro mare di agosto"
In halruano, comunico a Drevlin e Lee ciò che ho visto. Aspetta, Lee non conosce l’halruano… Però capisce! Drevlin mi dice che ho parlato il celestiale. Ah! Il celestiale, interessante. Passiamo la notte nella baita, anche se l’idea di ciò che è stato lì, e che potrebbe tornare, non mi lascia tranquilla. Fortunatamente non accade nulla, e all’alba ci incamminiamo per Nevimorte, portando con noi il bestiame. Ce la caviamo piuttosto bene come mandriani, aiutati dai cani pastore della coppia. Uno dei cuccioli secondo il ramingo è adatto ad essere istruito per fare da cane guida a Lee. Non è una cattiva idea… Il nostro arrivo desta molto clamore al villaggio, le notizie che portiamo allarmano tutti. Riusciamo a recarci dal paladino che è ormai quasi notte. Ci riceve in vestaglia e pantofole, chiaramente di malavoglia. In altre circostanze lo spettacolo sarebbe davvero buffo… tra l’altro è sposato da poco ed è evidente che vorrebbe dedicarsi alle attività coniugali piuttosto che dare udienza a noi. Resta turbato dalla conferma che le sparizioni della zona si possano ricondurre al culto di Shar. Ci dice quello che sa sulla torre doppia, consigliandoci però di andare a parlare con la chierica dei nani presso l’ospizio di Marthammor Duin. Scopriamo anche che il ritorno di tutto il nostro gruppo incolume ha fatto perdere un grande numero di scommettitori… ma tu pensa ’sti cafoni!
In serata, il mago e il bardo hanno delle disavventure: Drevlin è furente, ha bussato dal mago di Nevimorte per uno scambio di incantesimi, non sapendo che il signore è famoso per essere ubriaco e intrattabile dopo le 5 del pomeriggio. Si è preso una raffica di dardi incantati e mi sorprende che non abbia reagito. Certo ora dobbiamo sopportare tutto il suo disappunto per questo ubriacone degenere che diffama l’intera categoria ecc. ecc. mentre Arahael se la ride della grossa.
Lorcan torna in taverna un po’ malconcio ma glissa su cosa gli sia successo. Mostra a Drevlin uno strano simbolo… sembrerebbe una runa fatta male. Chiede però di restare a dormire anche lui con noi. Oh, di sicuro non con me! Optiamo per me e Drevlin in una stanza, e lui, che rimarca di non farsene nulla di una ragazzina come me, e Lee nell’altra. E infatti il monaco di notte viene assalito dagli incubi… grida strane cose su fruste e cose simili… Drevlin ridacchia sotto i baffi, non capisco perché.
Dopo esserci equipaggiati (’sto halfling ladro!), verso mezzogiorno partiamo per l’ospizio.
Ci arriviamo in mezza giornata. Anche qui destiamo parecchia curiosità, la notizia si è diffusa e il nostro aspetto esotico rivela subito la nostra identità. Veniamo ospitati nelle sale comuni e la chierica ci riceve il mattino dopo. Beh… ci metto un po’ a realizzare che è LEI la chierica… ornata di barba e baffi ben curati! Dissimulo il mio disorientamento mentre ascolto (da noi anche molti nani maschi non hanno la barba!): pare che loro siano visti come dei “degeneri” dagli altri nani, per cui difficilmente una sua raccomandazione varrà come lasciapassare nei territori nanici verso Sundabar. Dice che circa un anno fa un gruppo di avventurieri piuttosto “accreditato” si è recato alla torre, che pare sia un'antica torre netherese abitata da uno stregone oscuro che protegge un artefatto, la sfera di cui parlavano i bassorilievi. L’unico del gruppo a tornare vivo è stato un cucciolo di drago di rame che recava con sé il corpo di uno dei compagni, uno gnomo. Degli altri non si è saputo più nulla. Inoltre, la strada per Sundabar è pericolosa; credo che senza almeno un ottimo combattente avremmo grosse difficoltà…
Per ora però, la priorità resta controllare le miniere. Partiamo sotto un tempaccio, scatenando il solito giro di scommesse, in genere a nostro sfavore. Al guado del fiume facciamo uno strano incontro: alcune persone seminude, adornate di pelli, guadano su cavalli, mentre un altro è in volo su un cavallo alato. Il ramingo parla con loro, che sono di una tribù di Barbari chiamati i Pony del cielo. Devono iniziare il figlio del capo tribù alla vita adulta, cacciando orchi. Ci avvertono che ci sono dei superstiti di un branco di lupi grossi e cattivi nei paraggi, e infatti ci imbattiamo in uno di loro dopo poche ore di cammino. I nostri animali ne hanno percepito la presenza e il ranger lo affronta, quando un secondo lupo ci attacca alle spalle… alle mie spalle! Mi azzanna un polpaccio ma riesco a tenerlo a bada, anche se non appoggiando bene la gamba ferita tiro a vuoto un paio di volte. Il ramingo mi affianca, sto per liberarmi dal combattimento quando mi accorgo che è coperto di sangue, il SUO sangue! Ma che fa? D’istinto mi pianto di nuovo davanti al lupo, ma la bestia è più veloce di me e gli balza al collo. Il mio colpo arriva troppo tardi. L’animale molla la presa e tenta di fuggire ma Stuck gli vola addosso e lo finisce. Io e Lee ci precipitiamo su Arahael, senza poter far altro che constatarne la morte. Ma come gli è saltato in mente! Lui che sempre raccomandava la prudenza, come ha potuto commettere una leggerezza simile! Come!
La rabbia e il dolore per un'altra perdita offuscano la mia mente. Un altro morto…
Ci guardiamo in faccia, senza sapere bene cosa fare.
Siamo dispersi sul crinale di una montagna, sotto il nevischio, senza guida, senza cartine, l’unico che potrebbe riportarci indietro è un cucciolo poco addestrato e il combattente più forte del gruppo è un cieco. Sto bardo porta proprio sfiga…

domenica 8 novembre 2009

18 FULMINI E SAETTE

Gdraddict: "Singing in the rain"
Ci inoltriamo nelle montagne verso il sacello di Ilmater. Mi trovo bene su questo terreno, cammino in scioltezza senza stancarmi troppo. Il ranger mi sembra sorpreso di questo, anche se non lascia trapelare nulla dei suoi pensieri ed è piuttosto taciturno. Per Lee e Drevlin è diverso: il primo soffre il mal di montagna, mentre l’altro si sloga una caviglia. Ci fermiamo in una baita accogliente per riposarci e rifocillarci e la mattina successiva riprendiamo il cammino. La coppia che ci ha ospitato è cordiale e discreta e ci ha offerto un liquore buonissimo che pare sia stato diffuso da queste parti da un Nano chierico di Marthammor tempo addietro.
Il tempo peggiora, anche se tutto scorre piuttosto tranquillo… e puntualmente veniamo attaccati. È uno strano predatore alato con due teste. Drevlin crede che sia un cucciolo di drago bianco, bicefalo a causa di una malformazione fetale. Incredibilmente, riesco a colpire la bestia senza problemi, mentre gli altri hanno grosse difficoltà. Quando finalmente anche la magia del mago dà i suoi frutti, l’essere misteriosamente scompare.
Ci accampiamo per la notte e stabiliamo i turni di guardia. Durante il mio, Lorcan pensa bene di tenermi compagnia e per cercare di accattivarsi la mia simpatia mi racconta la triste storia di sua moglie, una seguace di Selune, che è morta lasciandolo solo e inconsolabile. Non so perché, mi sento molto vicina alla moglie, poveretta, e sono sempre più convinta che quest’uomo porti una sfiga incredibile! Emana veramente delle brutte sensazioni! Nel frattempo il ranger è andato alla ricerca di erbe e al ritorno ci ha avvisato che dovremo fare attenzione perché ha trovato tracce di tigri rosse.
Finalmente arriviamo al sacello. Speravo che le mie percezioni potessero rivelarci degli indizi, ma non riesco a vedere nulla, accidenti… In compenso i bassorilievi lì presenti narrano la storia del monaco del sud, forse calishita, che giunto qui ha eretto questo sacello dove ha lasciato parte di ciò che portava con sé per poi dirigersi verso una strana torre doppia. Dentro di essa ha trovato una grande sfera. L’ultima immagine mostra il monaco che “entra” nella sfera. Ricalca la storia che ci aveva narrato Meriad. Sotto c’è anche un’iscrizione che Drevlin traduce più o meno così: “Fuori dal tempo e dallo spazio, per sempre puro”. Non è però che questo sia molto chiaro…
Non abbiamo molto tempo per pensare o discutere della cosa, perché Arahael ci mette premura, dato che si sta avvicinando un temporale. Ci affrettiamo a scendere, ma nel bel mezzo di un pietraia insidiosa abbiamo a che ridire con due tigri rosse a cui intralciamo il cammino. Sembrano avere molta fretta anche loro. Lo scontro è piuttosto duro, Lee viene ferito gravemente e Arahael è privo di sensi. La cosa veramente sorprendente è che io invece colpisco bene e ne esco senza grosse conseguenze. Rimessi in sesto i nostri compagni, il temporale ci raggiunge. Cerchiamo un rifugio di fortuna sotto la grandine, ma su quel terreno siamo dei perfetti bersagli per i numerosi fulmini che cadono fin troppo vicino. Non scivolare è un’impresa, Drevlin è particolarmente lento… il fulmine che lo prende in pieno avrebbe abbattuto un gigante. No! Per Selune, no! Sento una stretta allo stomaco e mi blocco, ma le grida di Arahael di metterci al riparo mi riscuotono e obbedisco mentre lui va a soccorrere il mago. Nelle vicinanze cadono altri 2 fulmini che riversano sui nostri compagni scariche secondarie e schegge, prima che il ramingo riesca a portare Drevlin al riparo. Trattengo il fiato, il corpo del mago è inerte e sembra morto. Il suo mantello magico però si è liquefatto, ed è proprio quello che gli ha salvato la vita. Dai resti del mantello rotola a terra lo scrigno del fermaglio, che Lorcan prontamente raccoglie per poi porgermelo. Ecco, adesso lo ha notato per bene e considerato che era ben nascosto ci avrà già messo gli occhi sopra. Chissà cosa immagina di trovarci dentro… bisognerà fare qualcosa. Consegno lo scrigno a Lee e ci occupiamo di rimettere in piedi Drevlin. Fortunatamente si riprende, e si accorge subito che è sparito il contenitore con la lettera di credito illimitato. Forse è caduto mentre Arahael lo trascinava al riparo, o forse qualcuno di mia conoscenza ha approfittato della confusione per intascarselo…
Malconci, raggiungiamo la baita che ci aveva ospitati all’andata. Il sollievo dura poco: al suo interno troviamo la donna, morta, apparentemente di paura. Del marito non c’è traccia, a parte qualche goccia di sangue. Cerchiamo di capire cos’è successo. Arahael trova una strana impronta di un grosso felino, che non può certo appartenere a una tigre. Io vengo assalita da una delle mie percezioni. È stata usata magia della trama dell’ombra, ma in un forma particolarmente corrotta e oscura. Ciò che ha assalito queste povere persone è letale… è letale soprattutto per me!

giovedì 5 novembre 2009

17 NUOVI INCONTRI

Gdraddict: "Dilemmi"
Decidiamo che è meglio equipaggiarsi in loco, anche perché da queste parti è piuttosto difficile reperire gli indumenti pesanti e tutto il necessario. Nel frattempo ricerco in biblioteca informazioni sul medaglione dell’uomo della visione e su possibili soluzioni per distruggere il fermaglio, ma senza risultato. Mi informo anche sul significato del nome Nevimorte, dato che non sembra beneaugurante: pare che lì sia avvenuta una grande battaglia nei tempi passati e che i caduti siano stati sepolti in quel luogo.
Il 5 di leaffal Meriad ci teletrasporta in zona. Dobbiamo recarci alla locanda “Il martello e la rosa”, dove verrà un messo per portarci dalla sorella di Meriad, Onde di Luna, e dal marito, un paladino di Latander. Lo sbalzo di temperatura si avverte immediatamente. La vegetazione è rigogliosa, con alberi che non avevo mai visto; alcuni hanno foglie giallastre o quasi rosse, altri sono verdi, con foglie simili ad aghi pungenti. L’effetto cromatico mi colpisce molto, in più c’è acqua ovunque! Noi spicchiamo tra la gente locale dalla pelle bianchissima, dagli occhi e capelli prevalentemente chiari. Anche il nostro abbigliamento spicca: ci osservano con sguardi irridenti e risolini ironici. Drevlin è impassibile, ma dà già segni di insofferenza per gli schizzi di fango e per l’ambiente “rozzo”. Non fatichiamo a trovare la taverna, che si trova proprio al centro della cittadina. Appena entriamo tutti si voltano. Siamo tre pesci fuor d’acqua. In particolare, il nuovo mantello smeraldino di Drevlin pare suscitare grande ilarità. Per non parlare di Ed-widge… L’oste dice che c’è una prenotazione a nostro nome e ci accomodiamo nell’unico tavolo dove sono rimasti dei posti liberi. Ci sono altri due uomini: uno sulla trentina, abbigliato da ranger e con un lupo ai suoi piedi; l’altro, più o meno della stessa età e dallo sguardo sornione, ci osserva incuriosito. Non appena ci sediamo, il primo ci squadra dicendo che non sapeva fosse arrivato il circo in città. Ah Ah! Che ridere… Io e Drevlin facciamo gli gnorri: neanche noi lo sapevamo. Ci portano da mangiare, il mago non riesce a mascherare un certo disgusto (è comunque meno schifato di quando mi vede usare la magia!) e rifiuta di assaggiare. Solo quando gli assicuro che è buono, anche se mancano decisamente delle spezie per insaporirlo a dovere, si decide a provare. Il ranger chiacchiera un po’, si presenta come Arahael e si offre di farci da guida visto che sicuramente non siamo pratici del posto. È evidente che ci considera dei poveri imbecilli, inadeguati, coi nostri vestiti leggeri e il modo di fare un po’ troppo plateale per l’ambiente. Il suo lupo però, Stuck, è molto amichevole con me e non crea problemi nemmeno a Malik. L’altra persona invece mi inquieta. Non mi piace, mi dà le stesse brutte sensazioni di Naj’him. Sarà un presagio di morte? Non piace nemmeno al lupo, che gli ringhia contro se si avvicina troppo. Finito di mangiare, arriva il messo che convoca noi e Arahael alla residenza del paladino. Il ranger sembra onorato di questo. Onde di Luna e il marito ci ricevono amichevolmente e discutiamo della nostra missione. Arahael ci viene garantito come persona fidata, per cui parliamo apertamente anche con lui dei dettagli della questione. Ci viene detto dove rifornirci e mentre torniamo alla locanda parlottiamo tra noi se sia meglio andare al sacello di Ilmater per cercare di trovare qualche indizio (magari le mie visioni funzionano) o se indirizzarci verso le miniere, cosa che però il ramingo tenderebbe ad escludere perché pare siano state “ripulite” dagli adepti di Shar circa un anno fa. Una voce alle nostre spalle ci fa sobbalzare: è l’uomo che era seduto con noi in taverna, che evidentemente ci ha seguito. A suo parere è proprio alle miniere che dovremmo andare. Lui c’è stato di recente, ha visto cunicoli prima inesistenti e dice che quello è il posto in cui cercare. Arahael, come noi, non si fida di lui, ma per esplorare le miniere può essere molto utile come guida. Ci prendiamo la notte per riflettere e diamo appuntamento ai due la mattina dopo.
Drevlin esce presto, vuole vedere se Onde di Luna vuole custodire il fermaglio mentre siamo in missione, ma lei rifiuta. Lee usa le sue individuazioni del male e del bene sui due uomini, escludendo che il tipo losco, Lorcan, sia malvagio. Alla lettura (truzza!) del pensiero di Drevlin risulta addirittura un’invocazione a Selune, cosa che ci tranquillizza un po’. Quando gli chiediamo cosa pensa di guadagnarci a venire con noi l’uomo dice di avere un conto aperto con Shar.
Recuperare l’equipaggiamento necessario si rivela devastante, soprattutto per Lee, impegnato con un halfling più ladro che mercante. Drevlin ostenta la sua ampia disponibilità di denaro e mantiene quell’irritante atteggiamento del tipico mago halruano schifiltoso che tanto indispone Arahael. Credo che se non avesse avuto l’incarico dal paladino in persona, il ranger ci avrebbe già scaricato. Gli dobbiamo sembrare dei ragazzini viziati e presuntuosi a cui piace mettersi in mostra. L’altro invece fissa bramoso i sacchi di monete del mago, ha l’aria di uno che pensa di potersene appropriare come e quando vuole. Ma grazie alla mia nuova Verga del Gatto non penso che sia più bravo di me nelle arti furtive. Ci avverte anche, come si fa con i bambini, che probabilmente le persone che cerchiamo sono qui intorno e noi diamo troppo nell’occhio, ostentiamo troppo, accennando ai sacchetti di monete del mago. Lui in tutta risposta se li toglie dalla cintola e soppesandoli sulle mani risponde candido: “Questi?” Loro sono l’immagine dello sconforto.
Tanto, con il nostro aspetto e la pelle abbronzata non passeremmo inosservati comunque. In più, credo che dalla Cabala ci siano ampie fughe di notizie. Non fa molta differenza. Se ci sottovalutano, forse è meglio. Dovrò comunque convincere Drevlin a darsi una regolata, dato che anche Lee dà segni di insofferenza, e dovrò anche parlare con Arahael per rassicurarlo.
Il mattino dopo partiamo. Il ranger si è informato: pare che continui a sparire gente nelle fattorie situate nei pressi del sacello; intere famiglie sono state trovate morte coi lineamenti contorti dal terrore. Sembrerebbe un lavoretto dei seguaci di Dendar… Si cambia quindi destinazione: tutti al sacello (è quello che avevo detto io all’inizio, ma cosa vuoi che conti il parere di una ragazzina in un gruppo di uomini furbi?).

lunedì 2 novembre 2009

16 BUONE NOTIZIE

Gdraddict: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago se è sciolto nell'acido"
Il corpo del mago a contatto con l’ambiente esterno si dissolve velocemente in polvere, che disperdiamo tra le dune del deserto. Visitiamo anche le altre stanze della struttura, che si rivelano vuote, ad eccezione di uno strano essere svolazzante dalle ampie ali a mantello che per poco non si pappa Kron. In una delle stanze i resti del bassorilievo che corre lungo tutte le mura sono meglio conservati; la scena che si intravede è strana: un genio del fuoco tiene in una mano delle catene a cui sono legate delle persone. Mi incuriosisce, così, anche per cercare di capire a cosa serva questo edificio, provo ad usare le mie percezioni.
Ci sono geni del fuoco che usano cavie umane per fare degli esperimenti, infondendo loro gli stessi poteri di genasi e simili ma in modo tale che possano essere controllati. Ognuno di loro porta un ciondolo scuro su cui sono incise lingue di fiamma stilizzate. L’immagine si concentra su questo particolare, per poi mostrare un uomo che porta lo stesso ciondolo mentre cammina nel deserto. Questo avviene in tempi recenti, vicini. È armato di due scimitarre e viaggia da solo, in silenzio.
Non è quello che mi aspettavo, non sembra riguardare questa costruzione… Voltandomi noto l’espressione disgustata di Drevlin. Non supererà mai questa cosa…
Dormiamo qui. Un sonno tranquillo: niente voci, niente immagini tremende… mi sento leggera, sono di nuovo io. Se solo sapessi come sta Yerodin…
Lasciamo ai predoni viveri a sufficienza e poi al tramonto partiamo. L’impresa più complicata è montare illesi sui cammelli… Il mio mi disarciona e mi calpesta pure! ’Sta bestia carogna… Arriviamo all’oasi senza problemi, verso l’alba; riposiamo nelle ore più calde e poi ci rimettiamo in marcia. L’inconveniente si presenta puntuale, sotto forma di un rettiloide che sputa acido e uccide il cammello di Kron, facendo imbizzarrire e scappare pure il mio. Drevlin e Lee riescono a trattenere gli altri due, mentre io e Kron ci occupiamo, con successo, della bestia. Risolto il conseguente problema di vestiario disciolto del genasi, ripartiamo verso Calimport e giungiamo alla sede della Cabala in ritardo rispetto al previsto ma senza altre sorprese.
Subito ci chiedono se abbiamo recuperato le ossa del santo. Rispondiamo che le ossa non erano quelle giuste, e Kron di nascosto mi fa l’occhiolino con sguardo cospiratore. Mah…
Appena possibile veniamo convocati da Meriad che ci riceve privatamente. Ha i piedi a mollo, non dev’essere facile per una genasi dell’acqua stare in mezzo al deserto. È felice che la missione abbia avuto successo e io la ringrazio per avermi aiutata. Parliamo brevemente anche del fatto che ora dovrò votarmi a una nuova divinità. Per la verità ci avevo già pensato durante il viaggio di ritorno e credo proprio che Selune sia la scelta più giusta. Per questo però ci sarà tempo più tardi. Ora ci invita a partecipare all’assemblea che si terrà tra poco: ha scoperto notizie importanti sulle ossa. Inoltre, consegna a Drevlin una lettera indirizzata a lui. Sarà la risposta del suo superiore, parlerà anche di Yerodin… Sono impaziente, non so come riesco a trattenermi mentre il mago legge in silenzio lo scritto. Finalmente viene da me e mi dice che mio fratello sta bene. Ti ringrazio! Poi con sguardo divertito aggiunge che in compenso all’appello mancherebbe sua sorella: pare si sia imbarcata clandestinamente su una nave volante diretta nel Calimshan… se la incontra dovrebbe mandare sue notizie e dirle che i suoi “poteri” da stregone sono accettati da ALCUNE illuminate menti tra gli anziani. In pratica, finché lavoro per loro sono al sicuro. Sembra però che il buon Harbaldol abbia preso sotto la sua custodia il fratello minore di Drevlin. Lo stronzo ha subodorato qualcosa e cerca di coprirsi le spalle…
All’assemblea della Cabala Meriad dice che sua sorella, che abita nel Nord, le ha comunicato che anche in quella zona il culto di Shar ha avuto grande impulso e che un tempietto ormai in disuso di Ilmater è stato devastato. Ora ha capito il perché: qualcuno ha preso le ossa dimenticate lì. Una leggenda narra anche che da lì un altro monaco con altre ossa del santo si sia portato fuori dal tempo e dallo spazio (???). Ad ogni modo, i monaci oscuri non hanno agito da molto e potremmo ancora intercettarli. Potremmo. Noi. Mica possiamo rifiutare… Il paese in questione si chiama Nevimorte e loro potrebbero teletrasportarci fino a lì. Il profondo Nord… mi attira! Il freddo, persone diverse, un mondo nuovo… Qualche giorno per organizzare il tutto e si riparte. Nel frattempo, si studierà come mettere fuori uso definitivamente il fermaglio.

venerdì 30 ottobre 2009

15 FINALMENTE LIBERA

Gdraddict: "Fermate il fermaglio"
Pare che la Cabala sappia dove sono custodite altre ossa del santo, così su indicazione di Meriad si prepara una missione per cercare di recuperare almeno quelle. Certo che se ancora una volta i monaci neri ci precederanno di poco, vuol dire che all’interno dell’organizzazione c’è una talpa!
Ci vuole una settimana per organizzare la spedizione, una settimana in cui il fermaglio continua nelle sue torture estenuanti. Adesso le visioni riguardano anche i miei genitori: mia madre che smette di mangiare e deperisce, preoccupata per me e Yerodin; gli affari di mio padre che cominciano ad andare male, la malattia di mio fratello che procede inesorabile… “puoi far smettere tutto questo quando vuoi, dipende solo da te. Sei tu che rovini le loro vite…” Non ce la faccio più a sopportare questo strazio! Me ne sto quasi sempre in camera, con Lee che passa con me più tempo possibile, notti comprese; cosa che, viste anche le mie grida notturne, fa nascere pettegolezzi imbarazzanti tra i cabalisti.
Finalmente si parte, destinazione: pieno deserto, a dorso di cammello. Ci viene affidata come guida (e controllore) un genasi del fuoco, Kron, apprezzato come elemento neutrale e affidabile all’interno della Cabala. Sembra essere un buon guerriero, cosa che certo aiuta. Tutto sommato è un tipo affabile, anche se un po’ rude, ma francamente l’ultima cosa di cui ho voglia è fare conversazione. Drevlin continua a guardarmi come se fossi io l’appestata, anche se ora ha le sue belle preoccupazioni a ripulire accuratamente il cammello e a mantenersi fresco e pulito. Se ti vedesse GP… Verso sera arriviamo in prossimità di un pozzo circondato da palme, dove dovremmo accamparci. Nella sabbia però si annida uno strano essere dall’aspetto orribile, con un sacco di occhi e bocche, dalla forma indefinibile in continua trasformazione. Fortunatamente usciamo indenni dallo scontro, anche se Kron e Lee si inabissano parzialmente nelle sabbie mobili che costituivano la tana del mostro. La notte non riserva sorprese, e in tarda mattinata arriviamo a destinazione. Appena ci avviciniamo alle mura di cinta della costruzione, il fermaglio sembra allertarsi. Che fa?
Gli altri smontano dai cammelli e Drevlin, senza dire nulla, lancia un “luci danzanti” e si avvicina all’edificio. La vocina suadente si fa perentoria. “scappa! Non ti permetterò di entrare lì dentro!” Grido che non posso entrare, che non me lo permetterà… Kron si altera, pensandomi una donnetta isterica; mi tira giù di peso dall’animale e imprecando mi carica in spalla. NO, di nuovo quella pressione… Urlo al genasi di mettermi giù, anche Lee interviene per convincerlo, ma l’artefatto riesce a dominarmi un’altra volta. Mi costringe a tentare la fuga su un cammello, ma Kron è sufficientemente rapido e riesce a bloccarmi. Lee cerca di spiegargli che non sono in me, mentre io tento di divincolarmi con tutte le mie forze…“Ora la scelta sta a te: o continuerò io a usare il tuo corpo, il che vuol dire che il genasi morirà e che poi mi vendicherò anche sulla tua famiglia, oppure tu dominerai il genasi e ti farai aiutare a fuggire. Hai qualche giorno prima che il veleno faccia effetto, quindi hai tutto il tempo di tornare a Calimport e procurarti l’antidoto. Lui sarà salvo, e i tuoi non soffriranno. Pensaci bene, perché non ti lascerò entrare viva lì dentro”. Non voglio uccidere di nuovo, potrei veramente salvarlo con l’antidoto, almeno gli risparmierei la vita. Non è giusto che muoia così… Però la vocina mi ha già ingannata troppe volte, troverebbe il modo per lasciarlo morire comunque… Non posso più ascoltarla, non devo assecondarla.
Perdo il controllo della situazione, ma Kron mi tiene stretta finché Lee non mi fa svenire.
Quando mi riprendo, sono in una stanza in mezzo alla quale c’è una fonte di acqua zampillante.
Gli altri sono lì intorno, ma la cosa strana… è… la chiarezza dei miei pensieri. Sì, niente confusione, pressioni, la mente è sgombra. Alzo una mano per controllare… il fermaglio non c’è più, NON C’È PIÙ! Non ci posso credere, non c’è più! Finalmente sono libera, di nuovo padrona di me stessa. Allora siamo venuti qui per questo! Drevlin si tiene sulla soglia della stanza senza entrare, quando esco capisco che lì dentro c’è un forte campo di antimagia. Ecco come si sono liberati del fermaglio. Di slancio abbraccio il mago e il monaco e li ringrazio. Non mi interessa nemmeno dove abbiano messo l’artefatto. Assicuratisi che sto bene e non ho subito strani contraccolpi, dicono che dei predoni (che hanno già legato e chiuso in una stanzetta) hanno raccontato che questa struttura è stata costruita molti anni fa per vendicarsi di un mago, che ci è stato rinchiuso vivo e poi lasciato morire. Supponiamo che il luogo adatto sia la stanza di antimagia, così iniziamo a cercare una porta nascosta o simili. La trovo abbastanza in fretta, smonto la trappolona meccanica in un baleno con gesti precisi e apro il passaggio. In una stanzetta c’è il corpo ormai quasi mummificato di un mago. Alcuni degli oggetti che indossa, a giudicare dal loro buono stato di conservazione, devono essere magici. Decidiamo che è il caso di dare sepoltura al corpo, anche se i bracciali del defunto non lasciano pensare che fosse uno stinco di santo…