giovedì 5 novembre 2009

17 NUOVI INCONTRI

Gdraddict: "Dilemmi"
Decidiamo che è meglio equipaggiarsi in loco, anche perché da queste parti è piuttosto difficile reperire gli indumenti pesanti e tutto il necessario. Nel frattempo ricerco in biblioteca informazioni sul medaglione dell’uomo della visione e su possibili soluzioni per distruggere il fermaglio, ma senza risultato. Mi informo anche sul significato del nome Nevimorte, dato che non sembra beneaugurante: pare che lì sia avvenuta una grande battaglia nei tempi passati e che i caduti siano stati sepolti in quel luogo.
Il 5 di leaffal Meriad ci teletrasporta in zona. Dobbiamo recarci alla locanda “Il martello e la rosa”, dove verrà un messo per portarci dalla sorella di Meriad, Onde di Luna, e dal marito, un paladino di Latander. Lo sbalzo di temperatura si avverte immediatamente. La vegetazione è rigogliosa, con alberi che non avevo mai visto; alcuni hanno foglie giallastre o quasi rosse, altri sono verdi, con foglie simili ad aghi pungenti. L’effetto cromatico mi colpisce molto, in più c’è acqua ovunque! Noi spicchiamo tra la gente locale dalla pelle bianchissima, dagli occhi e capelli prevalentemente chiari. Anche il nostro abbigliamento spicca: ci osservano con sguardi irridenti e risolini ironici. Drevlin è impassibile, ma dà già segni di insofferenza per gli schizzi di fango e per l’ambiente “rozzo”. Non fatichiamo a trovare la taverna, che si trova proprio al centro della cittadina. Appena entriamo tutti si voltano. Siamo tre pesci fuor d’acqua. In particolare, il nuovo mantello smeraldino di Drevlin pare suscitare grande ilarità. Per non parlare di Ed-widge… L’oste dice che c’è una prenotazione a nostro nome e ci accomodiamo nell’unico tavolo dove sono rimasti dei posti liberi. Ci sono altri due uomini: uno sulla trentina, abbigliato da ranger e con un lupo ai suoi piedi; l’altro, più o meno della stessa età e dallo sguardo sornione, ci osserva incuriosito. Non appena ci sediamo, il primo ci squadra dicendo che non sapeva fosse arrivato il circo in città. Ah Ah! Che ridere… Io e Drevlin facciamo gli gnorri: neanche noi lo sapevamo. Ci portano da mangiare, il mago non riesce a mascherare un certo disgusto (è comunque meno schifato di quando mi vede usare la magia!) e rifiuta di assaggiare. Solo quando gli assicuro che è buono, anche se mancano decisamente delle spezie per insaporirlo a dovere, si decide a provare. Il ranger chiacchiera un po’, si presenta come Arahael e si offre di farci da guida visto che sicuramente non siamo pratici del posto. È evidente che ci considera dei poveri imbecilli, inadeguati, coi nostri vestiti leggeri e il modo di fare un po’ troppo plateale per l’ambiente. Il suo lupo però, Stuck, è molto amichevole con me e non crea problemi nemmeno a Malik. L’altra persona invece mi inquieta. Non mi piace, mi dà le stesse brutte sensazioni di Naj’him. Sarà un presagio di morte? Non piace nemmeno al lupo, che gli ringhia contro se si avvicina troppo. Finito di mangiare, arriva il messo che convoca noi e Arahael alla residenza del paladino. Il ranger sembra onorato di questo. Onde di Luna e il marito ci ricevono amichevolmente e discutiamo della nostra missione. Arahael ci viene garantito come persona fidata, per cui parliamo apertamente anche con lui dei dettagli della questione. Ci viene detto dove rifornirci e mentre torniamo alla locanda parlottiamo tra noi se sia meglio andare al sacello di Ilmater per cercare di trovare qualche indizio (magari le mie visioni funzionano) o se indirizzarci verso le miniere, cosa che però il ramingo tenderebbe ad escludere perché pare siano state “ripulite” dagli adepti di Shar circa un anno fa. Una voce alle nostre spalle ci fa sobbalzare: è l’uomo che era seduto con noi in taverna, che evidentemente ci ha seguito. A suo parere è proprio alle miniere che dovremmo andare. Lui c’è stato di recente, ha visto cunicoli prima inesistenti e dice che quello è il posto in cui cercare. Arahael, come noi, non si fida di lui, ma per esplorare le miniere può essere molto utile come guida. Ci prendiamo la notte per riflettere e diamo appuntamento ai due la mattina dopo.
Drevlin esce presto, vuole vedere se Onde di Luna vuole custodire il fermaglio mentre siamo in missione, ma lei rifiuta. Lee usa le sue individuazioni del male e del bene sui due uomini, escludendo che il tipo losco, Lorcan, sia malvagio. Alla lettura (truzza!) del pensiero di Drevlin risulta addirittura un’invocazione a Selune, cosa che ci tranquillizza un po’. Quando gli chiediamo cosa pensa di guadagnarci a venire con noi l’uomo dice di avere un conto aperto con Shar.
Recuperare l’equipaggiamento necessario si rivela devastante, soprattutto per Lee, impegnato con un halfling più ladro che mercante. Drevlin ostenta la sua ampia disponibilità di denaro e mantiene quell’irritante atteggiamento del tipico mago halruano schifiltoso che tanto indispone Arahael. Credo che se non avesse avuto l’incarico dal paladino in persona, il ranger ci avrebbe già scaricato. Gli dobbiamo sembrare dei ragazzini viziati e presuntuosi a cui piace mettersi in mostra. L’altro invece fissa bramoso i sacchi di monete del mago, ha l’aria di uno che pensa di potersene appropriare come e quando vuole. Ma grazie alla mia nuova Verga del Gatto non penso che sia più bravo di me nelle arti furtive. Ci avverte anche, come si fa con i bambini, che probabilmente le persone che cerchiamo sono qui intorno e noi diamo troppo nell’occhio, ostentiamo troppo, accennando ai sacchetti di monete del mago. Lui in tutta risposta se li toglie dalla cintola e soppesandoli sulle mani risponde candido: “Questi?” Loro sono l’immagine dello sconforto.
Tanto, con il nostro aspetto e la pelle abbronzata non passeremmo inosservati comunque. In più, credo che dalla Cabala ci siano ampie fughe di notizie. Non fa molta differenza. Se ci sottovalutano, forse è meglio. Dovrò comunque convincere Drevlin a darsi una regolata, dato che anche Lee dà segni di insofferenza, e dovrò anche parlare con Arahael per rassicurarlo.
Il mattino dopo partiamo. Il ranger si è informato: pare che continui a sparire gente nelle fattorie situate nei pressi del sacello; intere famiglie sono state trovate morte coi lineamenti contorti dal terrore. Sembrerebbe un lavoretto dei seguaci di Dendar… Si cambia quindi destinazione: tutti al sacello (è quello che avevo detto io all’inizio, ma cosa vuoi che conti il parere di una ragazzina in un gruppo di uomini furbi?).

lunedì 2 novembre 2009

16 BUONE NOTIZIE

Gdraddict: "E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago se è sciolto nell'acido"
Il corpo del mago a contatto con l’ambiente esterno si dissolve velocemente in polvere, che disperdiamo tra le dune del deserto. Visitiamo anche le altre stanze della struttura, che si rivelano vuote, ad eccezione di uno strano essere svolazzante dalle ampie ali a mantello che per poco non si pappa Kron. In una delle stanze i resti del bassorilievo che corre lungo tutte le mura sono meglio conservati; la scena che si intravede è strana: un genio del fuoco tiene in una mano delle catene a cui sono legate delle persone. Mi incuriosisce, così, anche per cercare di capire a cosa serva questo edificio, provo ad usare le mie percezioni.
Ci sono geni del fuoco che usano cavie umane per fare degli esperimenti, infondendo loro gli stessi poteri di genasi e simili ma in modo tale che possano essere controllati. Ognuno di loro porta un ciondolo scuro su cui sono incise lingue di fiamma stilizzate. L’immagine si concentra su questo particolare, per poi mostrare un uomo che porta lo stesso ciondolo mentre cammina nel deserto. Questo avviene in tempi recenti, vicini. È armato di due scimitarre e viaggia da solo, in silenzio.
Non è quello che mi aspettavo, non sembra riguardare questa costruzione… Voltandomi noto l’espressione disgustata di Drevlin. Non supererà mai questa cosa…
Dormiamo qui. Un sonno tranquillo: niente voci, niente immagini tremende… mi sento leggera, sono di nuovo io. Se solo sapessi come sta Yerodin…
Lasciamo ai predoni viveri a sufficienza e poi al tramonto partiamo. L’impresa più complicata è montare illesi sui cammelli… Il mio mi disarciona e mi calpesta pure! ’Sta bestia carogna… Arriviamo all’oasi senza problemi, verso l’alba; riposiamo nelle ore più calde e poi ci rimettiamo in marcia. L’inconveniente si presenta puntuale, sotto forma di un rettiloide che sputa acido e uccide il cammello di Kron, facendo imbizzarrire e scappare pure il mio. Drevlin e Lee riescono a trattenere gli altri due, mentre io e Kron ci occupiamo, con successo, della bestia. Risolto il conseguente problema di vestiario disciolto del genasi, ripartiamo verso Calimport e giungiamo alla sede della Cabala in ritardo rispetto al previsto ma senza altre sorprese.
Subito ci chiedono se abbiamo recuperato le ossa del santo. Rispondiamo che le ossa non erano quelle giuste, e Kron di nascosto mi fa l’occhiolino con sguardo cospiratore. Mah…
Appena possibile veniamo convocati da Meriad che ci riceve privatamente. Ha i piedi a mollo, non dev’essere facile per una genasi dell’acqua stare in mezzo al deserto. È felice che la missione abbia avuto successo e io la ringrazio per avermi aiutata. Parliamo brevemente anche del fatto che ora dovrò votarmi a una nuova divinità. Per la verità ci avevo già pensato durante il viaggio di ritorno e credo proprio che Selune sia la scelta più giusta. Per questo però ci sarà tempo più tardi. Ora ci invita a partecipare all’assemblea che si terrà tra poco: ha scoperto notizie importanti sulle ossa. Inoltre, consegna a Drevlin una lettera indirizzata a lui. Sarà la risposta del suo superiore, parlerà anche di Yerodin… Sono impaziente, non so come riesco a trattenermi mentre il mago legge in silenzio lo scritto. Finalmente viene da me e mi dice che mio fratello sta bene. Ti ringrazio! Poi con sguardo divertito aggiunge che in compenso all’appello mancherebbe sua sorella: pare si sia imbarcata clandestinamente su una nave volante diretta nel Calimshan… se la incontra dovrebbe mandare sue notizie e dirle che i suoi “poteri” da stregone sono accettati da ALCUNE illuminate menti tra gli anziani. In pratica, finché lavoro per loro sono al sicuro. Sembra però che il buon Harbaldol abbia preso sotto la sua custodia il fratello minore di Drevlin. Lo stronzo ha subodorato qualcosa e cerca di coprirsi le spalle…
All’assemblea della Cabala Meriad dice che sua sorella, che abita nel Nord, le ha comunicato che anche in quella zona il culto di Shar ha avuto grande impulso e che un tempietto ormai in disuso di Ilmater è stato devastato. Ora ha capito il perché: qualcuno ha preso le ossa dimenticate lì. Una leggenda narra anche che da lì un altro monaco con altre ossa del santo si sia portato fuori dal tempo e dallo spazio (???). Ad ogni modo, i monaci oscuri non hanno agito da molto e potremmo ancora intercettarli. Potremmo. Noi. Mica possiamo rifiutare… Il paese in questione si chiama Nevimorte e loro potrebbero teletrasportarci fino a lì. Il profondo Nord… mi attira! Il freddo, persone diverse, un mondo nuovo… Qualche giorno per organizzare il tutto e si riparte. Nel frattempo, si studierà come mettere fuori uso definitivamente il fermaglio.

venerdì 30 ottobre 2009

15 FINALMENTE LIBERA

Gdraddict: "Fermate il fermaglio"
Pare che la Cabala sappia dove sono custodite altre ossa del santo, così su indicazione di Meriad si prepara una missione per cercare di recuperare almeno quelle. Certo che se ancora una volta i monaci neri ci precederanno di poco, vuol dire che all’interno dell’organizzazione c’è una talpa!
Ci vuole una settimana per organizzare la spedizione, una settimana in cui il fermaglio continua nelle sue torture estenuanti. Adesso le visioni riguardano anche i miei genitori: mia madre che smette di mangiare e deperisce, preoccupata per me e Yerodin; gli affari di mio padre che cominciano ad andare male, la malattia di mio fratello che procede inesorabile… “puoi far smettere tutto questo quando vuoi, dipende solo da te. Sei tu che rovini le loro vite…” Non ce la faccio più a sopportare questo strazio! Me ne sto quasi sempre in camera, con Lee che passa con me più tempo possibile, notti comprese; cosa che, viste anche le mie grida notturne, fa nascere pettegolezzi imbarazzanti tra i cabalisti.
Finalmente si parte, destinazione: pieno deserto, a dorso di cammello. Ci viene affidata come guida (e controllore) un genasi del fuoco, Kron, apprezzato come elemento neutrale e affidabile all’interno della Cabala. Sembra essere un buon guerriero, cosa che certo aiuta. Tutto sommato è un tipo affabile, anche se un po’ rude, ma francamente l’ultima cosa di cui ho voglia è fare conversazione. Drevlin continua a guardarmi come se fossi io l’appestata, anche se ora ha le sue belle preoccupazioni a ripulire accuratamente il cammello e a mantenersi fresco e pulito. Se ti vedesse GP… Verso sera arriviamo in prossimità di un pozzo circondato da palme, dove dovremmo accamparci. Nella sabbia però si annida uno strano essere dall’aspetto orribile, con un sacco di occhi e bocche, dalla forma indefinibile in continua trasformazione. Fortunatamente usciamo indenni dallo scontro, anche se Kron e Lee si inabissano parzialmente nelle sabbie mobili che costituivano la tana del mostro. La notte non riserva sorprese, e in tarda mattinata arriviamo a destinazione. Appena ci avviciniamo alle mura di cinta della costruzione, il fermaglio sembra allertarsi. Che fa?
Gli altri smontano dai cammelli e Drevlin, senza dire nulla, lancia un “luci danzanti” e si avvicina all’edificio. La vocina suadente si fa perentoria. “scappa! Non ti permetterò di entrare lì dentro!” Grido che non posso entrare, che non me lo permetterà… Kron si altera, pensandomi una donnetta isterica; mi tira giù di peso dall’animale e imprecando mi carica in spalla. NO, di nuovo quella pressione… Urlo al genasi di mettermi giù, anche Lee interviene per convincerlo, ma l’artefatto riesce a dominarmi un’altra volta. Mi costringe a tentare la fuga su un cammello, ma Kron è sufficientemente rapido e riesce a bloccarmi. Lee cerca di spiegargli che non sono in me, mentre io tento di divincolarmi con tutte le mie forze…“Ora la scelta sta a te: o continuerò io a usare il tuo corpo, il che vuol dire che il genasi morirà e che poi mi vendicherò anche sulla tua famiglia, oppure tu dominerai il genasi e ti farai aiutare a fuggire. Hai qualche giorno prima che il veleno faccia effetto, quindi hai tutto il tempo di tornare a Calimport e procurarti l’antidoto. Lui sarà salvo, e i tuoi non soffriranno. Pensaci bene, perché non ti lascerò entrare viva lì dentro”. Non voglio uccidere di nuovo, potrei veramente salvarlo con l’antidoto, almeno gli risparmierei la vita. Non è giusto che muoia così… Però la vocina mi ha già ingannata troppe volte, troverebbe il modo per lasciarlo morire comunque… Non posso più ascoltarla, non devo assecondarla.
Perdo il controllo della situazione, ma Kron mi tiene stretta finché Lee non mi fa svenire.
Quando mi riprendo, sono in una stanza in mezzo alla quale c’è una fonte di acqua zampillante.
Gli altri sono lì intorno, ma la cosa strana… è… la chiarezza dei miei pensieri. Sì, niente confusione, pressioni, la mente è sgombra. Alzo una mano per controllare… il fermaglio non c’è più, NON C’È PIÙ! Non ci posso credere, non c’è più! Finalmente sono libera, di nuovo padrona di me stessa. Allora siamo venuti qui per questo! Drevlin si tiene sulla soglia della stanza senza entrare, quando esco capisco che lì dentro c’è un forte campo di antimagia. Ecco come si sono liberati del fermaglio. Di slancio abbraccio il mago e il monaco e li ringrazio. Non mi interessa nemmeno dove abbiano messo l’artefatto. Assicuratisi che sto bene e non ho subito strani contraccolpi, dicono che dei predoni (che hanno già legato e chiuso in una stanzetta) hanno raccontato che questa struttura è stata costruita molti anni fa per vendicarsi di un mago, che ci è stato rinchiuso vivo e poi lasciato morire. Supponiamo che il luogo adatto sia la stanza di antimagia, così iniziamo a cercare una porta nascosta o simili. La trovo abbastanza in fretta, smonto la trappolona meccanica in un baleno con gesti precisi e apro il passaggio. In una stanzetta c’è il corpo ormai quasi mummificato di un mago. Alcuni degli oggetti che indossa, a giudicare dal loro buono stato di conservazione, devono essere magici. Decidiamo che è il caso di dare sepoltura al corpo, anche se i bracciali del defunto non lasciano pensare che fosse uno stinco di santo…

mercoledì 28 ottobre 2009

CONGIURA

Questa sera, non si sa come nè perché, il mio pc si è finalmente collegato a internet. O gaudio! No,
così sarebbe troppo semplice: ha deciso che è impossibile postare i resoconti.
Mi sto un filino alterando...

mercoledì 14 ottobre 2009

14 SCHIAVA

Gdraddict: "Letture e torture"
Ci accampiamo qui, manderemo Ed-widge (è maschio!) ad avvisare la nave di venire a recuperarci da questa parte dell’isola. Drevlin mi guarda preoccupato, sempre con quella leggera ombra di disgusto che evidentemente gli provoco da quando sa della Trama dell’Ombra. Lee cerca di rincuorarmi come può, ma a me sembra di impazzire; mi dico che forse possiamo avvertire Yerodin in tempo, metterlo al sicuro sotto la protezione di qualche alto chierico… Gli altri due parlottano tra loro, poi vedo Drevlin avvicinarsi al prigioniero e togliergli il bavaglio. Vuole interrogarlo… Lee si mette di fianco a me per controllarmi. Il mago lancia un incantesimo, è una "lettura del pensiero". Buona idea… ma… qualcosa preme nella mia testa. – “Uccidilo!” No! Vedo Yerodin fissarsi perplesso le mani, con un bicchiere rotto per terra. È come se avesse perso la sensibilità, come se le mani non rispondessero più come dovrebbero. Non capisco bene cosa succede… sento distintamente solo la voce di Drevlin che grida “Stendila!”.
Quando mi riprendo sono legata e senza armi. Lee si scusa e si sincera delle mie condizioni. Assicuratisi che sono tornata in me, dopo un po’ mi slegano. Per fortuna, perché un altro dinosauro fa irruzione sulla spiaggia intenzionato a cenare con noi. Mi preparo anch’io per affrontarlo, ma di nuovo l’artefatto mi domina e mentre loro combattono col bestione, mi vedo trafiggere il monaco nero. No, non voglio ucciderlo! Il colpo devia leggermente e non lo finisce, ma gli altri non possono intervenire e il colpo successivo è letale. “E' inutile! Guarda cosa stai facendo al tuo amato fratello!” Yerodin sta inseguendo un ladruncolo, quando si ferma e si guarda un piede, segnato da un taglio profondo. Sembra preoccupato.
- “Jamila!” La voce di Lee mi riporta alla realtà. Getto la spada, schifata. Ho ucciso per te, di nuovo…
I giorni successivi sono una tortura. Vaglio le possibili soluzioni, compreso il suicidio, ma la vocina suadente mi avverte che è inutile perché se ci provo si vendicherà su tutta la mia famiglia. Non vuole perdere il suo strumento perfetto… Drevlin è taciturno, Lee mi sta appiccicato tutto il tempo per precauzione e so che mi sente piangere la notte, quando il fermaglio si impadronisce dei miei sogni. Non che di giorno sia molto meglio. Ogni volta che mi lascio prendere dallo sconforto, il monaco vorrebbe consolarmi dicendo di non cedere ai ricatti di Shar, che troveremo una soluzione, che probabilmente ciò che sta accadendo a mio fratello non è reale e che lui pregherà Ilmater perché lo protegga. E ogni volta che lui mi dice queste cose, il fermaglio mi manda una nuova immagine di Yerodin… Lui che si presenta al tempio e il chierico non è in grado di curarlo, la sua malattia che progredisce e non lascia dubbi sulla diagnosi: lebbra. La lebbra! Che infame! Lui che lascia il lavoro, mia madre disperata che lo supplica di non andarsene, almeno di spiegarle cosa succede e lui che la allontana in malo modo perché non vuole che lo tocchi… Poi lo vedo vagare da solo, puntarsi una lama alla gola e alla fine rinunciare perché non vuole dare un dolore simile a noi… È insopportabile!
Il viaggio di ritorno verso la Cabala sembra eterno. Drevlin resta quasi sempre solo, sa che dovranno trovare una soluzione a mia insaputa, per evitare di essere intralciati dal fermaglio.
Poi quando arriviamo c’è Fiann… Per fortuna è il mago che si offre di parlare con lei. Io vado a trovarla più tardi, mentre i miei compagni sono a colloquio con la chierica di Selune. Si vede che ha pianto, ma io non trovo parole di conforto, sto peggio di lei.
Grazie al falcetto del monaco nero, vedo una specie di caserma in mezzo al deserto dove dei ragazzi vengono reclutati, addestrati ed equipaggiati. Quando glielo dico, il mago non commenta, mi dice però che se voglio può mandare una missiva in cui chiede di informarsi e di proteggere Yerodin. Però vorranno sapere perché e bisogna preparare una scusa plausibile.

domenica 11 ottobre 2009

13 INFERNO TROPICALE

Gdraddict: "Inferno tropicale"
La donna mi fissa un attimo in silenzio, poi mi avverte: “Pensaci bene. Ti ricordo che hai già usato tre volte l’artefatto, non pensare di poterlo fare di nuovo impunemente.”
Colgo l’occasione: “Non mi interessa usarlo ancora, riprenditelo…”
Ma mentre pronuncio le ultime parole, mi ritrovo sveglia, seduta sul letto. Accidenti!
Mi vesto continuando a pensare al sogno e a come liberarmi dall’oggetto. I tre giorni che mancano alla partenza per la misteriosa isola tropicale scorrono monotoni. Ironia della sorte, il membro della Cabala destinato ad accompagnarci è proprio il tizio dai capelli grigi, che si chiama Naj’ihm. L’antipatia è reciproca, ma la navigazione procede senza inconvenienti e tra 3 giorni verremo recuperati nello stesso posto dove sbarchiamo. Sabbia, intrico di alberi, versi di uccelli e animali ovunque. Decidiamo di cercare un ruscello, immaginando che l’esule si sia stabilito vicino ad una fonte d’acqua. Trovatolo, ci addentriamo nella giungla seguendolo. Per capire dove ci troviamo, Naj’ihm si arrampica con innaturale agilità su di un alto albero, provocando la reazione di GP che per non essere da meno tenta la stessa cosa usando la levitazione, con l’unico risultato di restare incastrato tra le liane. Naj’ihm dice di aver intravisto una figura umanoide attraversare una radura: forse non siamo soli, potrebbero esserci degli emissari di Shar. I nostri discorsi vengono bruscamente interrotti da tre dinosauri di media taglia che ci attaccano. Ci impegnano un po’, ma alla fine abbiamo la meglio. Almeno uno dei miei dardi è andato a segno! I tre stavano banchettando poco più in là con la carcassa di un dinosauro molto più grosso. Difficile che lo abbiano ucciso loro: esaminando il cadavere, Naj’ihm trova uno shuriken. Cavolo, non siamo soli! Ripercorriamo a ritroso le tracce del bestione, risaliamo una collina mentre il tempo peggiora e comincia a piovere. Arriviamo all’entrata di una grotta, al cui ingresso c’è una pietra a forma di piccolo altare che è stata divelta e rovesciata, con un simbolo di Ilmater sfregiato. Mi sa che sono arrivati prima gli altri. La pioggia è incessante e prima di ripararci nella grotta uso le mie percezioni sull’altare e il simbolo… tre figure completamente ammantate di nero che si muovono leggere e sinuose devastano l’altare e scendono nella grotta. Provengono dalla parte opposta rispetto alla nostra e lasciano vedere solo i loro occhi.
Ecco, lo sapevo! Mai una volta che le cose vadano per il verso giusto!
Nella grotta troviamo solo le ossa del cadavere dell’eremita e pochi arredi sfasciati, da cui recuperiamo una pagina di diario del vecchio. Spiega che il monaco si è auto-esiliato sull’isola per aver rivelato a uno straniero (poi rivelatosi male intenzionato), per puro sfoggio di erudizione, la storia del portale, parola di apertura compresa. Quindi è scappato qui all’insaputa di tutti per mettere in salvo le costole del santo. Mentre ci rifocilliamo, Drevlin manda Edwige in esplorazione: l’accampamento dei monaci oscuri non è molto lontano, però il pappagallo viene scoperto, così anche loro sanno della nostra presenza. Non possiamo lasciarli scappare con la reliquia, dobbiamo raggiungerli nottetempo.
Naj’ihm ci fa da guida e ci inoltriamo in quella che purtroppo si rivela una palude insidiosa. Avanziamo con difficoltà cercando di non affondare nella melma, quando sbuca un granchio colossale che attacca i primi due della fila. Naj’ihm tenta di difendersi, spalleggiato da GP, ma cade quasi subito. Con Drevlin, aggiro la zona di scontro per raggiungerlo, e Lee cerca di aiutare il genasi. Mentre allontaniamo il corpo del cabalista, il mostro assesta un improvviso fendente con le sue chele enormi… io e Drevlin fissiamo la scena con orrore, impotenti. GP si ripara con l’artiglio, ma non serve: la sua testa viene mozzata di netto e rotola sul terreno. Il rumore secco delle ossa che si spezzano mi strozza in gola l’urlo di avvertimento. Il granchione sta trascinando via il corpo del genasi, ma prima che Drevlin possa intervenire, di colpo, schifato, molla la presa… il corpo decapitato comincia a muoversi in maniera scoordinata… la maledizione dell’artiglio! Non riesco a staccare gli occhi da quella scena raccapricciante, con il non morto che a tentoni recupera la sua testa e il mostro che attacca Lee. Lascio il corpo ormai senza vita di Naj’ihm e con Drevlin cerco di aiutare il monaco con la magia, ma la bestia riesce ad afferrarlo. No, no, no, no... Il mago ricorre alla sua bacchetta e con un paio di fulmini finalmente il granchio crolla al suolo, liberando il monaco.
Lo aiuto a curarsi, mentre Drevlin prende il controllo dello zombie di GP tramite l’anello.
Scende un silenzio pesantissimo. La vista del corpo rianimato del genasi è intollerabile, è la certezza che quanto è successo non è un terribile incubo. E ancora peggio è la smorfia inespressiva del suo viso... lui che aveva sempre quel sorrisetto irridente, che canticchiava in continuazione… E adesso chi lo dice a Fiann?
Portandoci dietro i due cadaveri torniamo alla grotta, ma non è facile ritrovare un passaggio sicuro. Una volta lì, diamo sepoltura dignitosa ai caduti, deanimando il corpo di GP con l’acqua santa. La mia acqua santa... Siamo sfiniti, scossi. Dobbiamo riposare, se possiamo… Non riesco a togliermi dalla testa le immagini della notte. Sono morti. - “Lo vedi? Ti sarebbe bastato ricorrere al mio aiuto e quelli che consideri i tuoi amici sarebbero ancora vivi… loro che ti disprezzano… Non hai ancora capito di chi ti devi veramente fidare? ”
Ci godi a farmi sentire in colpa, vero?... Non avrei fatto in tempo, li ha uccisi al primo assalto…
In tarda mattinata decidiamo di provare comunque a raggiungere il monaci oscuri. Oltrepassiamo il loro campo ma quando arriviamo alla spiaggia, ormai la loro nave è già al largo. Hanno però lasciato indietro un volontario che si deve occupare di noi. Ci schernisce, ci chiede dove sono i nostri compagni. Questa notte avranno sentito le nostre urla...
- “Aiutalo, è uno di noi!”
Mi lancio un colpo accurato e prendo la mira mentre quello carica.
- “Non ti permetterò di fargli del male. Se ci provi, ne pagherai le conseguenze”
Rilascio la sicura della balestra, ma il mio braccio si alza di scatto contro la mia volontà e una scossa mi attraversa il corpo. Il dolore mi fa cadere carponi sulla sabbia.
- “ora basta! Vuoi sapere cosa accadrà se non collabori?”
Vedo immagini molto dettagliate di casa mia, dei miei e di Yerodin… Che bastarda!
- “Sì. Comincerò proprio da lui. Morirà, ma lentamente, tra atroci sofferenze che dureranno per molto tempo, e nessuno saprà curarlo. Morirà per colpa tua, senza nemmeno sapere perché… eppure ti basta così poco per evitarlo. Il mio adepto non deve parlare. Piuttosto uccidilo, sarà felice di sacrificare la sua vita per me.”
Quando riprendo il controllo, Drevlin e Lee hanno già legato il nemico, ormai inerme. Vorrebbero delle spiegazioni, ma io penso a Yerodin… però se cedo ora, lei continuerà a tenermi in scacco, sempre con la stessa minaccia. E otterrà cose sempre più orribili… Cercando di ricacciare indietro le lacrime, dico tutto agli altri, compreso che il fermaglio ha preso il controllo del mio corpo e che dovranno guardarsi da me. Ma Yerodin… devono aiutarmi, avvisarlo, metterlo in salvo!
I colori suggestivi del tramonto sul mare sono uno spettacolo meraviglioso e stridente.
Come ho potuto! Per una leggerezza, sto mettendo a rischio la vita di mio fratello, della mia famiglia…

mercoledì 7 ottobre 2009

12 L'INGANNO

Gdraddict: "Gentile sig. Zelman"
La seconda metà del post è in buona parte opera di Tenar

Di ritorno dal monastero, Lee dice di aver saputo che i monaci oscuri che cercano di riaprire il portale sono adepti di Shar, e che è stata proprio lei a creare la trama dell’ombra. Oooops… Quindi mi vieta di usare di nuovo il fermaglio, anche se le nostre vite sono in pericolo.
D’accordo. Però: era preferibile la morte di qualcuno (irreversibile), a un atto sicuramente malvagio (la dominazione), ma che è temporaneo e che non lascia danni permanenti? A me è parso il male minore…
Passiamo il pomeriggio a gironzolare per la città per vendere e comprare equipaggiamento, ma non siamo particolarmente fortunati. Non trovo nessun oggetto di protezione che faccia al caso mio.
Verso sera, arriva Fiann su una carrozza per scortarci fino alla sede della Cabala. Saluta molto affettuosamente GP e durante le 3 ore di viaggio ci spiega la struttura dell’organizzazione. Al vertice ci sono 5 genasi: Meriad (acqua), una chierica di Selune da poco nella Cabala, che vuole usare l’antico sapere per il bene della comunità. È quella che appoggia Fiann, ed è alleata anche con Arafan (aria), un guerriero dai modi spicci. A loro si oppongono la maga Sulizon (fuoco), legata all’efreeti di Pyros, e Caphel (terra), mistificatore arcano. Infine c’è l’anziano mago Tamil (aria), curatore della biblioteca e delle entrate della Cabala, interessato alla conoscenza e al sapere indipendentemente dai suoi utilizzi pratici.
La sede dell’organizzazione è su una scogliera a picco sul mare; ci scortano in una sala ad anfiteatro, guardando di sottecchi i due umani. Al centro ci sono i cinque reggenti, sugli spalti poco più di una ventina di persone, quasi tutti genasi. Prima dell’interrogatorio, la chierica lancia un incantesimo per individuare le menzogne. La formula mi fa venire la pelle d’oca. Drevlin mantiene la parola per poco: com’era prevedibile, GP prende il sopravvento e tiene banco, senza risparmiare pesanti provocazioni all’efreeti e alla maga. La genasi, una donna bella e di un certo fascino, in un moto d’ira sta per scagliare un incantesimo, ma viene fermata dal vecchio che riporta la calma. Quello che sconvolge veramente i cabalisti è sapere che il portale della cascata non porta sul piano elementale ma su quello del fato. Drevlin fornisce loro le prove che confermano le nostre rivelazioni e loro si ritirano per esaminarle. Dagli spalti commentano le nostre parole borbottando; teniamo a bada ad occhiatacce gli spocchiosi, un paio scendono a parlare con me (come mai giro con questi umani, ma perché non mi unisco a loro…) e uno strano tipo dalla pelle abbronzata, capelli e pizzetto grigi, orecchie leggermente a punta, si apparta a parlare con Fiann. Quando tornano, i 5 reggenti sentenziano che bisogna impedire agli adepti di Shar di recuperare le ossa de santo, per cui decidono di organizzare una spedizione su un’isola che nemmeno compare sulle carte per recuperare alcune costole del santo lì custodite. Insieme a noi verrà un membro della Cabala che non è ancora stato individuato. Spero sia Fiann, ma dato il suo incarico di guardia del corpo difficilmente la lasceranno partire. Peccato… Propongono anche a me e a GP di entrare nella Cabala, ma ci invitano a pensarci bene (l’organizzazione richiede fedeltà assoluta, il bene della Cabala viene prima di tutto) e ci lasciano del tempo per decidere. Non mi interessa, sono troppo inquadrati e la fazione fanatica è insopportabile.
In attesa di partire, alloggiamo qui e ci consentono di consultare la loro fornita biblioteca. Bene. Vediamo cosa trovo sul mio artefatto. Spulciando un po’ di libri, incappo nella descrizione di un oggetto simile al mio. Dunque: dominazione, si può usare una volta sola poi esaurisce il suo potenziale diventando un oggetto ornamentale… il mio è decisamente più potente. Sembra quasi la “matrice” da cui hanno creato gli altri… al termine della dominazione, agisce il veleno portando alla morte in un paio di giorni. Il mio cuore salta un battito. Forse ho letto male... No, ho letto bene. Che stronza! Mi ha spinto ad uccidere inconsapevolmente… Di colpo mi vengono in mente le parole di Drevlin sui nemici di Harbaldol. Perché non ci ho pensato prima! Pensavo che la “morte accidentale” fosse uno degli ALTRI “grandi poteri” promessi dalla vocina suadente. Come ho potuto! Mi ha ingannato, l’ha fatto apposta. Ma che stronza! Mi tremano le mani, fatico a recuperare un minimo di sangue freddo. Quelle parole continuano a rigirarmi nella testa.
Veleno. Morte. Sono un’assassina!
Devo liberarmi di questo stramaledetto affare! Cerco notizie sulla Trama d’ombra, ma non trovo molto più di ciò che già sapevo. Però si parla di un genasi della Cabala vissuto qualche tempo fa capace di usarla in maniera innata e accanito oppositore di Shar. Una mezza buona notizia. Ma non spiega come facesse, non parla della sua magia. Esco dalla biblioteca affranta e depressa. Quando raggiungo gli altri, capisco che anche loro sanno. Non c’è niente da dire. A parte qualche commento tagliente di GP, ovviamente. Me ne vado nella mia stanza, restando a fissare il soffitto. Il sonno si impadronisce dei miei pensieri lentamente, mentre valuto il tutto da una nuova prospettiva. Al senso di colpa si sostituisce l'irritazione.
Insomma, cos’ho fatto poi di così male? Salvarmi la vita? Questo lo avrebbero fatto tutti!
La tigre? Era un animale feroce addestrato a cibarsi di carne umana, se non l'avessi dominata l'avrebbe uccisa qualcun altro del gruppo, in fin dei conti le ho regalato un giorno in più di vita.
La guardia? Non era certo uno stinco di santo, sicuramente Calimport sta meglio senza di lei. Ha proprio un bel coraggio Drevlin a farmi la ramanzina, quando lui stesso l'avrebbe strozzata seduta stante. Questa non la si può descrivere un'azione malvagia.
E poi da che pulpito mi fanno la predica gli altri!
Il mago si dà un sacco di arie, ma se ne avesse avuto la possibilità avrebbe agito sicuramente come me. Senza contare che, in fondo in fondo, la colpa è dei maghi di Halruaa. Se non avessero così discriminato la stregoneria, io sarei andata a scuola come gli altri e non mi sarei cacciata in tutti questi guai!
Il monaco parla parla, ma quando si tratta di uccidere a sangue freddo non si tira certo indietro.
Su El Edein lasciamo perdere.
Forse sono solo invidiosi del fatto che un oggetto così potente sia capitato a me e non a loro. Di sicuro devo usarlo con prudenza, ora che ne conosco gli effetti collaterali, ma che differenza c'è tra comandare e poi avvelenare un tipo malvagio e ucciderlo semplicemente? È forse colpa mia se la natura non mi ha dato dei pugni micidiali come quelli del monaco?
La Cabala! Cospiratori che non sanno farsi gli affari loro. Quella tipa, la chierica, non mi sta per niente simpatica. Per non parlare del tizio con i capelli grigi, non posso fidarmi di lui, lo sento. È un mio nemico, il discendente di una razza di vili traditori. Speriamo che non sia lui che questi pazzi vogliono appiopparci come cane da guardia...
Alla fine, arriva il sogno.
Sto camminando nel buio, quando una voce femminile dolce e suadente inizia a parlarmi all'orecchio: "Ad Halruaa ti consideravano una perversione, i tuoi compagni ti temono e ti disprezzano, ma tu sei una creatura preziosa, Jamila figlia degli angeli.
Pochi sono coloro che possono accedere alla magia senza sottostare ai capricci di Mistra. Ora devi scegliere. Puoi imparare da sola ad utilizzare questo potere, a tentoni, consapevole che non arriverai mai a sfruttarlo appieno, oppure scegliere una guida. Chi teme l'oscurità è solo un bambino che ha paura del buio. Nella notte ci sono predatori, certo, ma anche splendidi fiori notturni. Coloro che ti disprezzano non sono meglio di te. Scegli l'oscurità e la notte, bambina mia, e ti sarà dato un potere che non hai mai neppure sognato..."
Di colpo vedo perfettamente, sono in mezzo ad una scura foresta senza sentieri, buia. Sono consapevole della presenza di lupi, ma vedo anche splendidi fiori qua e là. Non conosco la strada. Tra due alberi, alla mia sinistra, c'è una figura femminile, sorridente, che mi porge la mano...
Qualcosa in me si ribella, dibattendosi. La guardo dritta in faccia: "Sì, sono una creatura preziosa... soprattutto per te, vero? Una freccia perfetta per il tuo arco. Il grande potere che mi offri non è per me, serve solo a dimostrare la tua grandezza: diventerei un ottimo strumento nelle tue mani, asservito alla tua volontà. Se non fosse così, non avresti condizionato le mie scelte tacendo ciò che ti faceva comodo. Accettare la tua guida sarebbe tradire una parte di me stessa. Non lo voglio fare".